RTS Milano – la Meritocrazia sempre più Umiliata.

Ancora una volta, siamo costretti a constatare come “Meritocrazia” fosse solo  una bella parola con la quale riempirsi la bocca e da esporre ogni volta se ne presenti l’occasione, ma anche un’idea, un progetto da perseguire e da realizzare.

Quale miglior occasione poteva esserci nell’applicazione del criterio della Meritocrazia, rispetto all’assegnazione di un incarico, seppur temporaneo, di capo settore?

La ns. osservazione si fonda, proprio, sulla mancata adozione di un qualsiasi criterio obiettivo nel conferire l’incarico di capo settore.

Non è la prima volta che si preferisce utilizzare i criteri più disparati per l’assegnazione di incarichi: “graduatoria della riqualificazione”, “interpello” “successione al più alto in grado del settore”, il tutto sempre e solo a discrezione (convenienza?) dell’Amministrazione.

In tutti questi casi abbiamo sempre ribadito ed indicato l’interpello quale miglior criterio da adottare per garantire pari opportunità a tutti e nel caso in cui la persona non dimostri le capacità nel rivestire tale carica, toccava al Dirigente assumersi la responsabilità di procedere con la giusta motivazione a rimettere l’incarico ad altra  persona capace.

Non siamo certo Noi a negare il principio stabilito dall’art.34 dpr 150/09 ma questo dovrebbe essere applicato rispettando i principi giuridici del diritto del lavoro, che garantiscono pari opportunità e crescita professionale a tutti.

Nelle varie riunioni riguardanti la riorganizzazione della RTS, la stessa direzione aveva precisato di voler far ricorso all’anzianità di servizio nel ruolo, unita alla competenza,  preparazione ed esperienza, e che la stessa avrebbe comunque proceduto nella massima trasparenza, interpellando gli interessati.

Ancora una volta tutte queste belle aspettative sono state disattese.

Ricordiamo, a tutti coloro che se ne fossero dimenticati, che: il datore di lavoro dovrebbe agire senza creare discriminazione, malcontento, ricorrere a delle forme obiettive di scelta utilizzando la diligenza del buon padre di famiglia.

 Tutto questo è stato da Noi evidenziato in tutti gli incontri avuti con l’Amministrazione, senza averne alcun riscontro.

 E’ ora che la dirigenza si prenda la responsabilità di valutare concretamente i propri collaboratori e abbia il coraggio di togliere le funzioni a chi non è capace e di assegnarle a chi è in grado di gestirle correttamente.

 Diversamente procedendo ai sensi dell’art.34, tout court, gli interessati che sentiranno lesi i propri diritti si sentiranno in diritto di ricorrere al giudice del lavoro e Noi saremo al loro fianco.

 

                 Caterina  Belvisi                                   Anna Maria Casciana

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